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Dettaglio autori

  1. Marco E. Pasqualini
    Libero professionista, Milano – Mastership AAIP – American Academy of Implant Prosthodontics
  2. Franco Rossi
    Presidente Commissione scientifica e vice presidente vicario AISI – Accademia Italiana di Stomatologia Implantoprotesica
  3. Luca Dal Carlo
    Presidente Nuovo Gisi – Gruppo Italiano Studi Implantari

Il comportamento istologico del tessuto osseo e delle mucose negli impianti “one piece” a carico immediato di scuola italiana

Marco E. Pasqualini, Franco Rossi, Luca Dal Carlo

SCOPO DEL LAVORO

Chiarire che l'osteogenesi riparativa negli impianti "one-piece" di Scuola italiana evolve favorevolmente verso l'osteoanchilosi (leggi osteointegrazione) e che il comportamento dei tessuti molli attorno ai medesimi impianti è del tutto simile anche dal punto di vista istologico alla mucosa che circonda i denti naturali sani

MATERIALI E METODI

"Block section" osso-impianti di Scuola italiana e prelievi mucosi peri-implantari in uomo e animali da esperimento.

RISULTATI E CONCLUSIONI

Questa ulteriore pubblicazione dimostra come anche gli impianti "one-piece" a carico immediato di Scuola italiana, come del resto gli impianti bifasici, si possono osteointegrare, senza alcuna recessione dei tessuti includenti. La mucosa perimplantare, a seguito di 2400 sezioni seriate, appare istologicamente simile alla mucosa sana dei denti naturali

INTRODUZIONE

Questo lavoro vuole indagare gli intimi rapporti tra tessuto ospite (osso e mucosa) e impianti endossei in titanio della Scuola italiana di implantologia.
L’implantologia moderna (Formiggini 1947) è iniziata con il carico protesico immediato di impianti post estrattivi. In questi ultimi anni la clinica in implantoprotesi si è orientata sempre più verso l’adozione del carico immediato, anche da parte della Scuola che aveva adottato dogmaticamente la “filosofia” del carico differito. La ricerca universitaria di Ugo Pasqualini  nel 1962 risolse scientificamente i quesiti relativi alla biocompatibilità dei materiali da impianto, la loro  possibilità osteointegrativa, la comunicazione con l’ambiente esterno e il carico occlusale.  Stefano M. Tramonte nel 1963, dopo anni di ricerche, mette a punto la sua vite autofilettante in titanio grado 2 a spira larga –  primo al mondo a utilizzare il titanio in implantoprotesi.   Dino Garbaccio nel 1972 brevetta una vite autofilettante,  sempre in titanio grado 2, introducendo nell’implantologia a vite il concetto di bicorticalismo ripreso dagli aghi di Scialom (1963). La Scuola italiana è stata la prima a disporre ed utilizzare sin dal 1978 la saldatrice endorale di Mondani, strumento in grado di saldare direttamente in bocca il titanio e rendere attivabile e prevedibile la funzionalizzazione immediata degli impianti in contenzione (1).
Attualmente anche diversi Autori internazionali hanno presentato impianti one piece del tutto simili a quelli di scuola italiana (2-4).
Se analizziamo i risultati di alcune delle varie ricerche istologiche eseguite su queste tipologie implantari, abbiamo un quadro eloquente dell’ottimo comportamento del tessuto osseo e delle mucose perimplantari.

Fig. 1 Il prelievo bioptico a livello del collo di una vite one piece di scuola italiana. La progressione delle sezioni osservate istologicamente nelle architetture della mucosa esterna (a) confrontate con quelle della mucosa interna (b). Alcuni dei 2.400 preparati istologici.

Fig. 2 Disegno illustrante lo schema delle sezioni ortogonali. Tutte le sezioni seriate della mucosa adesa al collo delle viti sono risultate istologicamente analoghe: la mucosa esterna è sempre protetta da uno strato cheratinico aderente. La mucosa interna, rivolta verso l’impianto risulta priva di strato cheratinico con perdita progressiva degli strati cellulari sino alla monostratificazione delle sole cellule basali.

MATERIALI E METODI

La ricerca istologica si è avvalsa di “block section” di impianti esaminati post mortem, di impianti rimossi nell’uomo in vita per fratture traumatiche dopo anni di funzione e di sezioni ricavate da animali da esperimento.

Le metodiche di preparazione per lo studio del comportamento della zona di contatto tra strutture alloplastiche e tessuti ospitanti utilizzate per questa ricerca sono state: la tecnica per abrasione utile per ricavare preparati istologici comprendente osso e metallo in sezioni ben colorate di pochissimi micron di spessore che permette l’analisi in contemporanea del materiale alloplastico e dei tessuti duri che lo circondano, metodica perfezionata dal Prof. Karl Donath dell’Università di Amburgo negli anni 80 del secolo scorso (5,6).

I prelievi mucosi perimplantari sono stati analizzati con metodo classico: fissati in formalina al 5% successivamente inclusi in paraffina, preparati in sezioni seriate di 4 mm e colorati con ematossilina eosina ad ingrandimenti progressivi fino a un massimo di 400 x. La ricerca bioptica mucosa è servita a valutare e controllare progressivamente il comportamento istologico dell’epitelio e del corion sottomucoso a livello dell’attacco connettivale epiteliale, i prelievi sono stati divisi in due parti esaminate nelle due tipiche sezioni di taglio: ortogonale oppure parallela all’asse dell’emergenza implantare. Il numero totale delle sezioni esaminate è stato di 2.400 – Fig.1 (7).

Fig. 3 Citomorfologia dei tessuti parodontali intorno al colletto dell’impianto. La mucosa interna (a) si assottiglia perdendo progressivamente gli strati sino a divenire monostratificata con un corion sottostante normale senza alcuna digitazione epiteliale. Da notare la regolare riduzione degli strati dell’epitelio interno procedendo dalla superficie verso la zona dell’attacco epiteliale. A ingrandimenti massimi 400X è evidente la presenza delle sole cellule dello strato basale.

Fig. 4 – Splendida istologia di un impianto fratturato dopo anni di funzione, con il particolare delle spire in cui fra metallo e tessuto osseo non si rileva nessuna soluzione di continuità.

Figg. 2,3,4 per gentile concessione di Andrea Bianchi, tratte dal testo Implantologia e Implantoprotesi, Torino: UTET; 1999

LA RICERCA ISTOLOGICA / 1

È al prof. Karl Donath dell’Università di Amburgo che si deve la possibilità di eseguire preparati per usura nitidi e precisi di inclusioni metalliche e dei loro tessuti circostanti che dimostrano come l’osteointegrazione non ha necessità di ritenzioni macroscopiche, perché essa si organizza per un processo di osteoanchilosi anche lungo le superfici lisce delle strutture sommerse in titanio (8).
Piattelli e Collaboratori dell’Università di Chieti, utilizzando sia la tecnica originale di Donath che altre loro tecniche personali, hanno confermato analoghi reperti di interfaccia osso – impianto (9,10). Ancora Vantaggiato, Iezzi e Piattelli descrivono la tecnica di Donath nel dimostrare l’osteointegrazione a lungo termine di 3 impianti a vite one piece (11). Con un’altra tecnica “per usura” Vito Terribile Wiel Marin, Piero Passi ed Antonino Miotti dell’Università di Padova, hanno documentato un’analoga apposizione ossea su una vite di Tramonte rimasta sotto carico per anni, prima della frattura (12). Andrea Bianchi dell’Università San Raffaele di Milano, ha eseguito una ricerca molto approfondita sulle modalità d’adattamento dell’osso perimplantare, in termini di densità e di organizzazione architettonica in risposta agli stress funzionali protesici cui erano stati sottoposti gli impianti nell’osso vivente. Lo stesso Bianchi trovò più esatto e più aderente ai risultati delle sue ricerche al microscopio a scansione (SEM) il termine di “anchilosi funzionale” fra il tessuto osseo e l’impianto osteoincluso (13). Questa definizione è confermata dagli studi pel Prof. Carlo Zerosi dell’Università di Pavia che definisce anchilosi il rapporto tra osso e impianto comunemente definito osteointegrazione (14,15).
Per studiare l’interfaccia metallo-osso includente di un impianto a vite, Bianchi aggiunge che “tra l’osso perimplantare e la superficie della vite in titanio si osservava la presenza, pressoché costante, di uno spazio vuoto di circa un micron, in cui però anche ai massimi ingrandimenti (SEM 250x) non era mai stato possibile repertare la presenza di tessuto fibroso o di altri tessuti molli non mineralizzati” – Fig 2,3,4,5 (16).

Fig. 5 

Fig. 6

Fig. 7

Fig. 5 – Compattazione della spongiosa. La vite prelevata dopo 12 anni di carico protesico evidenzia un notevole aumento della densità ossea intorno ad essa. Particolare di una spira anche al SEM (in basso a dx).
Per gentile concessione di Andrea Bianchi, tratte dal testo Implantologia e Implantoprotesi, Torino: UTET; 1999

Fig. 6 – Block section”eseguita dal Prof. Donath dell’Università di Amburgo in cui è dimostrata l’assenza di connettivo tra l’osso e la superficie negli impianti a vite bicorticali di Garbaccio

Fig. 7 – Anche gli aghi a superficie metallica liscia offrono grandi resistenze al carico ed alla trazione, come conferma lo studio di “block section” che forniscono il medesimo quadro istologico di un’apposizione per anchilosi di osso neoformato, tenacemente apposto alla parete del titanio.(ingrandimenti da 15X a 250X).

LA RICERCA ISTOLOGICA / 2

Le ricerche istologiche del comportamento del cosiddetto “attacco epiteliale” marginalmente ai monconi di impianti monofasici one piece hanno dimostrato che l’epitelio intorno agli impianti si comporta allo stesso modo degli epiteli intorno ai denti naturali sani. Le sezioni seriate della mucosa (2400 sezioni) adesa al collo delle viti risultano istologicamente analoghe: la mucosa esterna appare sempre protetta da uno strato cheratinico, mentre la mucosa interna, rivolta verso il metallo, è sempre priva di strato cheratinico con perdita progressiva degli strati cellulari sino alla monostratificazione delle sole cellule basali. Al di sotto si reperta un corion del tutto normale. (fig.). Il lavoro del 1972 di Camera e U. Pasqualini dell’Università di Modena è stato ripubblicato dopo ulteriori conferme scientifiche nel 2009 (17).
Le analisi istologiche dimostrano che i tessuti molli sovracrestali attorno agli impianti one piece sono analoghi ai tessuti molli gengivali che circondano i denti sani – Fig. 6,7.

CONCLUSIONI

Gli studi istologici hanno dimostrato la capacità degli impianti monofasici one piece a carico immediato di scuola italiana, con collo emergente (abutment) sottile di diametro ridotto rispetto al corpo delle spire (fixture) di realizzare un sigillo epiteliale adeguato (Platform Swiching) (18,19), premessa necessaria per permettere all’osso di cicatrizzare perfettamente, raggiungendo l’osteointegrazione.
I prelievi bioptici effettuati dimostrano che le sezioni dei tessuti molli al colletto delle viti hanno una tasca della profondità di circa 1,5 mm fisiologica ed analoga a quella che si osserva intorno al colletto dei denti umani sani. Ed è dimostrata anche la perfetta apposizione di osso neoformato sano, sia compatto che spugnoso attorno a tutte le strutture metalliche delle varie morfologie degli impianti one piece senza interposizione di fibre collagene.

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